Ho conosciuto una persona speciale, una di quelle che lasciano un segno indelebile nella coscienza, tanto da sopravvivere a loro stesse. Don Joseph Aubry. Un salesiano di origine svizzera, che ha fortemente orientato la mia formazione umana, negli anni giovanili, seguendo da lontano, con affetto paterno, il mio percorso di vita.

Uomo di grande cultura, don Aubry era un esempio di rettitudine e modestia, sì da meritarsi l’amicizia e il rispetto anche di chi non era credente. Era stato a lungo missionario in Africa, esperienza di cui serbava un vivo ricordo, misto di tenerezza e rimpianto. Con l’avanzare dell’età, aveva scelto di proseguire l’impegno pastorale attraverso la parola. Girava perciò instancabile, da una parte all’altra del globo, nelle zone più povere e tormentate, ovunque venisse chiamato a dare la sua testimonianza, sempre densa di umanità e intensa spiritualità. Di ritorno dai suoi viaggi, da Roma inviava, ai numerosi “fratelli” sparsi per il mondo, una sorta di newsletter ante litteram, ricca di particolari, che diveniva perciò uno spaccato sui paesi visitati, sotto l’aspetto storico/economico/antropic o. Per la sua missione itinerante, don Aubry si recava spesso ad Haiti e ne aveva preso a cuore la drammatica situazione, così da farvi ogni volta riferimento.

È dunque attraverso le sue parole che ho conosciuto questa terra meravigliosa, baciata dalla Natura e abitata da un popolo solare e generoso. Una terra schiacciata da secoli di atroce schiavitù e decenni di feroce dittatura (i Duvaliers padre e figlio, PapaDoc e BabyDoc), sfruttata fino a farne uno dei paesi più poveri della Terra, quanto alle condizioni dell’infanzia e alle statistiche di mortalità e indigenza. I danni della storia che ha patito si riflettono pesantemente sulla sua conformazione socio-economica. La società haitiana è infatti caratterizzata da una forte sperequazione tra chi ha tutto e chi non possiede nulla.

L’1% della popolazione detiene il 45% della ricchezza. La crisi economica mondiale ha ulteriormente peggiorato una situazione già di per sé precaria, portando il livello di disoccupazione a quote vertiginose (70%). Oggi l’80% degli 8 milioni di abitanti vive con meno di un dollaro al giorno, per cui vi è assai diffusa la malnutrizione (56%) e l’aspettativa media di vita non supera i 55 anni. I più indifesi sono i bambini. La scuola, per loro, è un diritto negato (1 su 2), così come l’accesso alle cure, anche per malattie altrove facilmente sanabili. 1 bambino su 3 muore prima di raggiungere i 5 anni.

Altrettanto disastrosa la condizione delle infrastrutture e dei servizi che sono basilari per una vita dignitosa (strade, scuole, ospedali, rete fognaria, acqua, energia): ad Haiti non esistono affatto o, se esistono, sono inadeguati e insufficienti. A ciò si aggiunga l’instabilità politica, che favorisce fenomeni di corruzione e violenza, rendendo difficoltoso il ripristino della democrazia e stentato lo sviluppo. Questa è la situazione odierna di Haiti, pesantemente compromessa dal sisma, come ben si comprende. Una situazione che, se non si interverrà subito, rischia di precipitare ancor di più, a breve, quando arriverà la stagione degli uragani e migliaia di persone vedranno messa ancora a repentaglio la vita. Questa stessa era la situazione che Don Aubry aveva toccato con mano. Ogni sua lettera si concludeva con un tacito invito a condividere parte del nostro benessere con quella gente sfortunata. Invito che - devo confessare - ho sempre disatteso, non per indifferenza, ma per la cattiva abitudine di rimandare a domani ciò che invece avrebbe bisogno di una risposta urgente.

Finché, il 12 Gennaio scorso, le drammatiche immagini del terremoto nell’isola non hanno riportato alla mia memoria quell’invito così accorato, in una maniera oserei dire coercitiva. Non potevo, e non volevo, più restare sorda, io che conoscevo una realtà già prima dura, divenuta adesso insostenibile. Accantonare in un angolo del cuore lo sgomento per le innumerevoli vittime, il lamento dei feriti, le disperate condizioni di vita degli scampati. E soprattutto gli sguardi smarriti dei bimbi, che si stringevano impauriti alle mamme o vagavano incerti, alla ricerca di cibo e acqua. Dovevo fare qualcosa. Non un semplice sms, come sempre, di fronte alle emergenze. Qualcosa che restasse e che, nel suo piccolo, facesse la differenza. Per quanto mi sforzassi, le mie sole forze non sarebbero bastate, ne ero consapevole. Ecco allora l’idea: attivare l’Associazione culturale “Virtute e canoscenza” che presiedo e rivolgermi al mondo letterario che conosco, sia per via dell’attività personale di scrittura, sia per l’organizzazione, ormai più che decennale, di un premio artistico/letterario.

Ho fatto quindi ricorso alla creatività così ricca e variegata della nostra gente, di coloro che in Terra di Bari sono nati o vivono, per realizzare qualcosa che divenisse lo strumento atto a raggiungere un obiettivo concreto, e soprattutto immediato: donare posti/letto all’Ospedale Pediatrico N.P.H. “Saint Damien” della Fondazione Francesca Rava in Haiti, l’unico funzionante, dopo il disastro. I bambini, quindi, i più esposti e bisognosi. Per sanare le ferite del corpo e sperare di lenire quelle dell’anima. È nata così “Haiti chiama Bari”, da una sinergia di intenti.

Dalla volontà di tanti Baresi dal cuore generoso e dalla mente fertile, Baresi di fatto o nel cuore, neofiti e scrittori/artisti affermati, che hanno risposto al mio appello con grande sensibilità e hanno messo la loro penna al servizio di una causa “buona e giusta”. Ognuno di loro ha sposato con me il progetto, nel momento in cui ha accettato di impegnarsi intellettualmente, ma soprattutto economicamente, per portare a compimento questa antologia, senza nulla pretendere per sé. Si è impegnato a diffonderla, in tutti i modi possibili e a devolvere fino all’ultimo centesimo ricavato, perché possa essere un gesto di vera solidarietà verso la povera gente di Haiti e perché i riflettori non si spengano su questa immane tragedia, come già purtroppo sta avvenendo.

Altri cataclismi si sono intanto riversati sul mondo. Altrettanto dirompenti e dolorosi. Gli Italiani, anche in queste circostanze, faranno la loro parte, ne sono sicura, con altrettanta generosità, per affrontare le nuove emergenze. Il terremoto ad Haiti è stato però come una ferita lancinante, inferta su di un’altra già cancrenosa. Come un tragico dramma, all’interno di un dramma più profondo, che si sta consumando da secoli. Un dramma di cui siamo tutti in qualche modo corresponsabili. Di fronte alle crude scene di distruzione, ognuno di noi avrebbe voluto affondare le mani tra le macerie, alla ricerca di un residuo soffio di vita, o fare una carezza di conforto a chi aveva perso tutto.

Ognuno di noi ha gioito e pianto di commozione, alla scoperta di un sopravvissuto, e in ciò ha visto il segno che si può riprendere un cammino di speranza. Ognuno di noi non può più chiudere gli occhi, ora che sa, ora che il grido disperato di dolore è giunto a sconvolgere la nostra quieta esistenza. Il domani è oggi, non si può più rimandare. Questo libro è la risposta a una chiamata che parte da lontano, nello spazio e nel tempo. Non più solo per me. Perché le parole dei giusti arrivano al cuore di chi sa ascoltare, per vie imperscrutabili. Non si disperdono mai nel vento. Santa Vetturi Presidente Ass. cult. “Virtute e canoscenza”Nasce progetto/Libro: “Haiti chiama Bari”

a cura della poetessa Santa Vetturi


Le scosse telluriche del 12 e 14 gennaio 2010 provocano quasi trecentomila morti, tre milioni di persone coinvolte… il mondo intero partecipa con ogni mezzo al sostegno della popolazione colpita.

Infatti ciò che resta di Haiti è sorretto da Agire, Medici Senza Frontiere, Unicef, Croce Rossa, Caritas, Ucodep, la Fondazione Francesca Rava e tante altre ONG e Onlus… Santa Vetturi (presidentessa dell’Associazione Culturale Virtute e Canoscenza), inizia ad interagire con la Fondazione Francesca Rava, espone la propria idea e nasce il libro/progetto “Haiti Chiama Bari”, orientato a devolvere il proprio ricavato alla Fondazione Francesca Rava”, per l’acquisto di lettini pediatrici da collocare presso l’Ospedale “Saint Damien” in Haiti…

Santa è seguita da 34 artisti che condividono lo stesso desiderio, infatti la poetessa Elisa Rubino tuona: “Il 48541 non è sufficiente, dovremmo adoperarci maggiormente”… Comune, Provincia di Bari e Teca Del Mediterraneo patrocinano l’iniziativa editoriale… Per mezzo di un parziale contributo economico della Banca Popolare Di Bari Santa è in grado di donare il primo lettino all’Ospedale “Saint Damien”… Il 14 giugno 2010 giunge la notizia che il libro può essere distribuito… Concludo queste righe con la speranza di condividere con tutti voi il nobile obbiettivo del progetto…

(a cura di Giovanni Lafirenze) Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”

Elenco degli autori presenti nel libro

Giuditta Abatescianni
Anonimo del XXI Secolo
Felice Alloggio
Luigi Canonico
Francesco Cipriani
Davide Cocozza
Franca Desiderato
Piero Fabris
Nicola Filieri
Giuseppe Gioia
Mario Giordano
Mina Grandolfo
Giovanni Lafirenze
Alessandro Lattarulo
Giosuè Patrizio
Lippolis Anna Rita
Lisco Biagio
Loconte Nicola
Marra Francesco
Mininni Annì
Natile Renato
Nicassio Enzo
Oriolo Angela
Patrono Maria
Petruzzelli Enzo
Potenza Paola
Potenza Manlio
Ranieri Elisa
Robino Maria
Russo Rossi
Gianna Sallustio
Patrizia Sollecito
Mattia Tavani
Tinta
Santa Vetturi

Qui il link della Fondazione Francesca Rava

http://www.nphitalia.org/

A pochi giorni dalla pubblicazione, HAITI CHIAMA BARI ha centrato il primo obiettivo: un lettino è già stato donato all'Ospedale pediatrico NPH "Saint Damien" della Fondazione Francesca Rava NPH Italia in Haiti.

Siamo ad un passo dal donarne un altro: con l'impegno di tutti possiamo farcela presto. E tanti altri possiamo aggiungerne: FORZA.... i bambini di Haiti hanno bisogno di noi!

Riporto di seguito la lettera di ringraziamento ricevuta dalla Fondazione Francesca Rava.

La Fondazione Francesca Rava - N.P.H. Italia ONLUS - aiuta l’infanzia e rappresenta in Italia l’organizzazione internazionale Nuestros Pequenos Hermanos (I nostri piccoli fratelli) che da 50 anni accoglie nelle proprie case ed ospedali in America Latina bambini orfani ed abbandonati.

Fondazione Francesca Rava - N.P.H. Italia ONLUS Viale E. Caldara, 43 – 20122 Milano – tel. +39 02 54122917 – fax +39 02 55194958 – C.F. 97264070158 – c/c postale 17775230 Banca Mediolanum, Sede Milano 3 Basiglio (MI) – IBAN: IT 39 G 03062 34210 000000760000 info@nphitalia.org – www.nphitalia.orgwww.francisville.org

Spett.le Associazione Culturale Virtute et Canoscenza Bari

Alla c.a. Prof.ssa Santa Vetturi Milano, 21 Maggio 2010

Oggetto: Ringraziamento

Grazie di cuore, a nome della Fondazione Francesca Rava N.P.H. Italia Onlus, di Padre Richard Frechette e di tutti i bambini N.P.H. Haiti, all’ ASSOCIAZIONE CULTURALE “VIRTUTE E CANOSCENZA”, in particolare alla prof.sa Santa Vetturi e a tutti gli autori che hanno partecipato alla stesura del libro “HAITI CHIAMA BARI”, per la donazione di € 750,00 finalizzata all’acquisto di un lettino per l’ospedale Saint Damien. L’Ospedale è stato il centro nevralgico degli aiuti internazionali nel periodo successivo al terremoto, curando oltre 10.000 persone in sole 3 settimane, molti dei quali bambini, gravemente feriti e successivamente amputati, a causa dello schiacciamento sotto le macerie. Appena possibile realizzeremo una targa a Vostro nome e la riporremo sul lettino donato all’ospedale Saint Damien, dandovi immediato riscontro.

Grazie per il vostro contributo e per essere stati vicini ai bambini di Haiti nella drammatica emergenza del terremoto.

Cordiali saluti

Mariavittoria Rava

Presidente

GLI ARTICOLI SU DI NOI


Haiti chiama, Bari risponde

A cura di Italo Interesse

Piove sempre sul bagnato. Lo scorso gennaio su Haiti, che è uno dei posti più poveri della terra, si è abbattuto un sisma devastante.
Oltre 250mila i morti e tre milioni i senza tetto. In questi casi, chi i più danneggiati se non i bambini? Toccati da questa emergenza, 34 autori pugliesi rispondono all’appello di Santa Vetturi (presidente dell’Associazione Culturale Virtute e Canoscenza) mettendo le loro opere – poesie, racconti, foto e dipinti – al servizio dei bambini haitiani.
Lo hanno fatto dando alle stampe “Haiti chiama Bari”, un volume edito da Levante Editori con le cui vendite si spera di donare lettini all’Ospedale pediatrico Saint Damien della Fondazione Francesca Rava in Haiti.
Auguriamo all’iniziativa il massimo successo. Venendo al libro in sé, al termine della lettura ci siamo interrogati su quale sia la migliore delle tre sezioni.
Nel riconoscere calore e tensione nobile alle immagini e alle liriche ospitate, ci pare che l’ultima parte, quella dedicata ai racconti, meriti la palma del successo.
E la merita per un fatto di coerenza tematica. Coerenza tematica qui espressa senza fastidiosi didascalismi ; Haiti, infatti, qui non viene nominata, come non si parla di terremoti. E’ piuttosto il tema della sofferenza a tenere banco.
Per esempio Nicola Filieri (“Senza un perché”) narra di una sclerosi a placche sopravvenuta a seguito del radicarsi di un senso di colpa. Mario Giordano (“Macchine e tamponamenti”) descrive l’inermità dei bimbi ricoverati in strutture ospedaliere dove latitano mezzi, buona volontà e sentire umano.

Giovanni Lafirenze (“L’aquila 23-24/7/09) si sofferma sulle ferite inferte dall’uomo alle cose, come un’area di L’Aquila destinata alla costruzione di palazzine antisismiche e dove, sepolte, giacciono le “belle addormentate” (ovvero due bombe d’aereo della seconda guerra mondiale).
Patrizio Lippolis in un estratto da “La figlia del vento” parla di Monteulivo, “la terra dell’accoglienza, la terra della rinascita negata” dove trovano approdo e da tutte le parti del mondo bambini senza fortuna.
Manlio Ranieri (“Fenomeni da capannone”) dipinge tutta l’amarezza di una favela e di un capannone della morte, uno di quei luoghi tossici dove per un paio di dollari si lavora 14 ore al giorno per l’opulenza di un Occidente insaziabile.
Infine, Patrizia Sollecito (“Una finestra spalancata”) si sofferma sul tema della ‘solidarietà da cancro’ fra donne mentre Tinta (“La donna dal passo ondeggiante”) denuncia sempre al femminile la solitudine da diversità acquisita, ancora per malattia.

Chiude il volume un reportage fotografico sulla devastazione haitiana. Si tratta di immagini a colori scattate da dilettanti. Le preferiamo nella loro autenticità all’enfasi ruffiana e commerciale del bianco/nero che nella stessa circostanza è stato usato da ‘maestri’ della fotografia.

italointeresse@alice.it

Fonte http://www.quotidianodibari.it/cultura-e-spettacoli/1268-haiti-chiama-bari-risponde.html


Tratto dalla Gazzetta del Mezzogiorno


Tratto da Bari Sera


Tratto da Il Giornale di Puglia

BARI. - Gode del patrocinio degli enti locali e della biblioteca multimediale del Consiglio regionale, Teca del Mediterraneo, l´iniziativa dell´associazione culturale barese "Virtute e conoscenza".

L'associazione Ha promosso la pubblicazione del volume "Haiti chiama Bari", a cura di Santa Vetturi, stampato da Levante, 231 pag. 15 euro, dando un senso allo sgomento che ha assalito tutti, il 12 gennaio, mentre la televisione rimandava le immagini del disastroso terremoto sull´isola caraibica.

Il libro nasce dalla sensibilità di 34 scrittori/artisti di Terra di Bari, che rispondendo generosamente all'appello della poetessa Vetturi, hanno messo la loro creatività - in forma di poesie, racconti, fotografie, dipinti - al servizio di una causa: raccogliere fondi per donare lettini all'Ospedale pediatrico N.P.H. Saint Damien della Fondazione Francesca Rava in Haiti.

Nasce perché l'emergenza continua, in maniera drammatica, in un Paese tra i più poveri della Terra, a danno soprattutto dei più indifesi, i bambini. "Nasce perché non si può stare sempre e solo a guardare".

Fonte: http://www.giornaledipuglia.com/2010/06/libri-haiti-chiama-bari-sulla-linea.html


Tratto da "Il Meridiano Sud"


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